“L’ avventura di restare” di Elio Pecora

Elio Pecora è uno dei maggiori poeti viventi, oltreché critico, scrittore e sceneggiatore.

Il titolo della sua nuova antologia, che raccoglie tutti i suoi versi è “L’avventura di restare”. Questo titolo è la definizione più adatta di Poesia ed anche della Poetica di Elio Pecora in particolare, e questa sovrapposizione di significati non è casuale. La Poetica di Elio Pecora è connaturata all’ idea di Poesia e nelle sue caratteristiche e’ enciclopedica, trasversale, centrale a tanti stili.

Se i grandi protagonisti del pensiero scientifico si possono dividere in innovatori “tout court” e “sistemisti”, cioè coloro che hanno apportato una singola grande innovazione, ed altri che invece non solo hanno originato qualcosa di nuovo, ma la loro Opera ha inglobato i concetti precedenti, in una continuità storico stilistica con i predecessori, Elio Pecora, mutatis mutandis nella Poesia, appartiene a questo secondo gruppo, tramanda non solo la sua voce, la sua innovazione, ma contempla la grande poesia del ‘900.

In lui si avvertono le lezioni dei più grandi Poeti Italiani del ‘900. C’è la dolcezza di Sandro Penna, l’elaborazione intrapersonale di Montale, la sicurezza, al limite la forza senza indugio, di Pasolini.
Questi aspetti rendono la sua Poetica e la sua figura totalizzante e profonda.

La sua Poesia è ricca, il suo sguardo non si ferma mai, parola dopo parola, scruta ogni minimo dettaglio, si interroga, lasciando un’immagine completa del mondo che ci sta intorno.

“In riva allo stesso mare
lontanamente guardando
chi avvista i tragitti delle ombre,
chi annota indecifrabili mappe,
chi incendia di segnali la costa,
chi estenua i richiami
– le nuvole intagliano l’aria,
Arturo e l’ Orsa s’apressano –
dall’altra parte dell’acqua
mancano la barca e il marinaio.”

 

Nei suoi interventi pubblici non manca mai di riferirsi a Napoli, la sua città natia, ricca di ironia, di voci, così come non manca di riferirsi a quella di adozione, Roma, che lo accolse nei maggiori gruppi intellettuali del 900.

Forse la sua Poesia è anche figlia di questa condizione antropologica, da una parte la città di Roma, dechirichiana, vuota, dispersiva, monumentale, dall’altra Napoli, vocio, ironia, curiosità, carica umana che riempie il vuoto.
La sua visione è consapevole del vuoto ma proprio per questo celebra la vita.

“ Luogo dei luoghi
identico all’altro sognato:
cammino lo specchio
minutamente infranto,
passo spiando
il già spiato,
sosto un poco cantando”

 

Se la Poesia è anche filosofia, cioè se nella sua narrazione, con il suo taglio interpretativo, rivela piano piano un modo di vedere il mondo e ci mostra un aspetto della Vita, fino a rendercene coscienti, quella di Elio Pecora non è propriamente una filosofia, ma nel suo essere totalizzante nello stile e nei contenuti è un’ Etica, una saggezza.

Nei suoi scritti la rivelazione è da subito, in ogni singola parola, dalla prima all’ultima, e ci mostra in quel vuoto un mondo di contraddizioni, di esistenza.

Allora possiamo comprendere il titolo “L’avventura di restare”, restare al mondo significa restare in questa avventura. E diteci se questa non è la definizione più bella di Poesia.